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Trombofilia
ereditaria
Diagnosi Molecolare di Trombofilia
Ereditaria mediante Analisi di Mutazione
dei Geni del Fattore V, Fattore II e
MTHFR
Le
trombofilie ereditarie
(predisposizione genetica alla trombosi)
sono un gruppo di patologie
caratterizzate dalla tendenza a soffrire
di episodi trombotici. Si ha un evento
trombotico, venoso o arterioso,
quando il sangue (anche in piccole
quantità) si coagula all’interno di
un vaso sanguigno, aderisce alla sua
parete e lo ostruisce in maniera
parziale o completa, impedendo il flusso
del sangue. Il coagulo prende il nome di
trombo.
Nella
maggior parte dei casi si tratta di
difetti o alterazioni di uno o più fattori
della coagulazione del sangue. La
coagulazione è un processo molto
complesso che prevede l’intervento in
successione di molti fattori (proteine)
diversi. Si tratta di un evento a
cascata, una specie di reazione a
catena.
I
geni, oggi noti, di suscettibilità alla
trombosi sono delle varianti geniche (mutazioni
puntiformi a un singolo nucleotide) che
presentano una tale frequenza nella
popolazione da essere considerate delle
varianti polimorfiche. I geni in
considerazione sono quelli relativi al fattore
V di Leiden, al fattore II
della coagulazione (protrombina) ed il
gene MTHFR (Metilentetraidrofolatoreduttasi).
Lo
studio delle varianti geniche di questi
tre geni è indicata in:
-
soggetti
con precedenti episodi di
tromboembolismo venoso o trombosi
arteriosa;
-
donne
che intendono assumere
contraccettivi orali;
-
donne
con precedenti episodi di trombosi
in gravidanza;
-
donne
con poliabortività
-
donne
con precedente figlio con DTN
(difetto tubo neurale);
-
gestanti
con IUGR, tromboflebite o trombosi
placentare;
-
soggetti
diabetici.
(Altri
geni sono stati associati a stati
trombotici, tra quali: Fattore XIII,
Beta Fibrinogeno, PAI-1, HPA, HFE, APO
E, ACE, AGT).
Trombofilia
e Abortività
I fenomeni di abortività in
gravidanza sono purtroppo eventi
non rari. Mentre le alterazioni
ormonali, immunitarie, uterine, e
cromosomiche rientrano ormai come
possibili cause di aborti ripetuti,
recenti studi si orientano verso una
nuova direzione: la genetica dei
fattori della coagulazione del sangue.
Le
donne portatrici o sofferenti di trombofilia
ereditaria, eccessiva coagulazione
causata da un’anomalia genetica, sono
infatti la categoria più a rischio di
aborto in utero a gravidanza avanzata.
Nella maggior parte dei casi la morte
del feto è causata da alterazioni
geniche di uno o più fattori della
coagulazione del sangue che determinano
l’instaurarsi di una trombosi
placentare, caratterizzata da una
ostruzione dei vasi sanguigni
placentari.
Dal
punto di visita della trasmissione
genetica, la maggior parte dei difetti
trombofilici si presenta in forma
eterozigote e si trasmette con modalità
autosomica dominante a penetranza
incompleta. In sostanza, le persone
affette hanno una possibilità su due
di trasmettere la predisposizione alla
malattia ai figli, indipendentemente dal
sesso. In gravidanza, una condizione
genetica di eterozigoti o omozigosi per
uno o più di questi geni è considerata
predisponente all’aborto spontaneo.
Fattore
V di Leiden
Il fattore V attivato è un cofattore
essenziale per l’attivazione della protrombina
(fattore II) a trombina.
Il suo effetto pro-coagulante è
normalmente inibito dalla Proteina C
attivata che taglia il fattore V
attivato in tre parti.
Una
mutazione del gene che codifica
per il fattore V, a livello della
tripletta nucleotidica che codifica per
l’argenina in 506 (nucleotide
1691), con sostituzione di una G
(guanina) con una A (adenina),
comporta la sostituzione dell’arginina
con un altro aminoacido, la glutammina
che impedisce il taglio da parte della
Proteina C attivata. Ne consegue una
resistenza alla proteina C attivata (APC)
nei test di laboratorio ed una maggiore
attivita pto-coagulante del fattore V
attivato che predispone alla trombosi.
Tale variante G1691A è definita
variante di Leiden (località
in cui fu scoperta), e ha una
frequenza genica dell’1,4-4,2%
in Europa, con una frequenza di
portatori in eterozigoti in Italia pari
al 2-3%, mentre l’omozigosità
per tale mutazione ha un’incidenza di 1:5000.
I soggetti eterozigoti hanno un rischio
8 volte superiore di sviluppare una
trombosi venosa, mentre gli omozigoti
hanno un rischio pari a
80 volte. Tale evento
trombotico è favorito in presenza di
altre condizioni predisponenti quali la
gravidanza, l’assunzione di
contraccettivi orali (rischio aumentato
di 30 volte negli eterozigoti e di
alcune centinaia negli omozigoti), gli
interventi chirurgici. In gravidanza,
una condizione genetica di eterozigoti
per il Fattore Leiden è considerata
predisponente all’aborto spontaneo,
alla eclampsia, ai difetti placentari,
alla Sindrome HELLP (emolisi, elevazione
enzimi epatici, piastrinopenia).
Tali
manifestazioni sarebbero legate a
trombosi delle arterie spirali uterine
con conseguente inadeguata perfusione
placentare. I soggetti portatori di
mutazione del Fattore V di Leiden
dovrebbero pertanto sottoporsi a
profilassi anticoagulativa in corso di
gravidanza o in funzione di interventi
chirurgici, ed evitare l’assunzione di
contraccettivi orali.
Fattore
II (Protrombina)
La
protrombina o fattore II
della coagulazione svolge un ruolo
fondamentale nella cascata coagulativa
in quanto la sua attivazione in trombina
porta alla trasformazione del
fibrinogeno in fibrina e quindi alla
formazione del coagulo.
E’
stata descritta una variante genetica
comune nella regione non trascritta al
3’ del gene che è associata adelevati
livelli di protrombina funzionale nel
plasma e conseguente aumentato rischio
di trombosi, specie di tipo venosa.
Trattasi di una sostituzione di una G
(guanina) con una A (adenina) alla
posizione 20210 (G20210A), una
regione non trascritta del gene dalla
parte del 3’ che è sicuramente
coinvolta nella regolazione genica
post-trascrizionale, quale la stabilità
dell’RNA messaggero o con una maggiore
efficienza di trascrizione del
messaggero stesso.
La
frequenza genica della variante è bassa
(1,0-1,5%) con una percentuale di
eterozigoti del 2-3%. L’omozigosi
è rara. Per gli eterozigoti c’è
un rischio aumentato di 3 volte di
sviluppare una trombosi venosa, di 5
volte per l’ictus ischemico, di 5
volte per infarto miocardico in donne
giovani, di 1,5 volte per gli uomini, di
7 volte nei diabetici, di 10 volte per
trombosi delle vene cerebrali e di 149
volte in donne che assumono
contraccettivi orali.
MTHFR
(Metilentetraidrofolatoreduttasi)
La
metilentetraidrofolatoreduttasi (MTHFR)
è un enzima coinvolto nella
trasformazione del 5-10
metilentetraidrofolato in 5
metiltetraidrofolato che serve come
donatore di metili per la rimetilazione
della omocisteina a metionina tramite
l’intervento della vitamina B12.
Rare
mutazioni (trasmesse con modalità autosomica
recessiva) possono causare la
deficienza grave di MTHFR con attività
enzimatica inferiore al 20% e comparsa
di omocisteinemia ed omocistinuria e
bassi livelli plasmatici di acido folico.
La sintomatologia clinica è grave con
ritardo dello sviluppo psico-motorio e
massivi fenomeni trombotici.
Accanto
alla deficienza grave di MTHFR è stato
identificato un poliformismo genetico
comune, dovuto alla sostituzione di
una C (citosina) in T (timina)
al nucleotide 677 (C677T) che
causa una sostituzione di una alanina
in valina nella proteina
finale ed una riduzione dell’attività
enzimatica della MTHFR pari al 50%, fino
al 30% in condizioni di esposizione al
calore (variante tremolabile). Tale
variante comporta livelli elevati nel
sangue di omocisteina specie dopo carico
orale di metionina. La frequenza genica
in Europa della mutazione è del 3-3,7%
che comporta una condizione di eterozigosi
in circa il 42-46% della
popolazione e di omozigosi pari
al 12-13%. Recentemente, una
seconda mutazione del gene MTHFR
(A1298C) è stata associata ad una
ridotta attività enzimatica (circa il
60% singolarmente; circa il 40% se
presente in associazione alla mutazione
C677T). Questa mutazione, in pazienti
portatori della mutazione C677T, determina
un’aumento dei livelli ematici di
omocisteina.
Livelli
aumentati di omocisteina nel
sangue sono oggi considerati fattore
di rischio per malattia vascolare,
(trombosi arteriosa). Inoltre in
condizioni di carenza alimentare di
acido folico la variante tremolabile
della MTHFR porta a livelli molto bassi l’acido
folico nel plasma ed è pertanto un
fattore di rischio per i difetti del
tubo neurale nelle donne in gravidanza.
Condizioni di eterozigoti doppia, specie
con la variante Leiden.
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